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I sette segreti di Bologna



Di Bologna centro sappiamo tante cose. Sappiamo che con i suoi quattrocento mila abitanti costituisce il capoluogo della regione Emilia Romagna. Sappiamo che la sua università è la più antica al mondo per data di fondazione. E conosciamo la bontà delle sue tavole, la genuinità delle ricette e il clima di continua trasformazione che soffia per le strade del centro storico. Perchè Bologna è una città dotata di una profonda identità e al tempo stesso aperta al cambiamento e al panorama internazionale, per questo motivo meta prediletta di turisti e di studenti da ogni parte del mondo.

E in mezzo a così tanti pregi sulla bocca di tutti, Bologna centro ha ancora tanto da offrire. Per chi è appassionato di arte e chi ancora si interessa di storia, quella che vi aspetta è una vera e propria caccia al tesoro.

Lasciate ordunque le piazze affollate e le vie dello shopping, per dirigervi negli angoli più sconosciuti alla ricerca di una bellezza rara e autentica. La stessa bellezza che i cittadini bolognesi amano, conoscono e tramandano ormai da secoli. Il premio che vi aspetta, è quello di non sentirvi un qualunque turista capitato in una città italiana bensì un cittadino speciale, fosse anche per un giorno soltanto.

CACCIA AL TESORO

Come per ogni caccia al tesoro che si rispetti, c’è sempre una mappa in gioco. In questo caso, il percorso per scovare i sette segreti nascosti di Bologna prende avvio da via Piella, con una sorpresa davvero inaspettata, e prosegue fino a sopraggiungere in via Zamboni, vicino al quartiere universitario, dove poter vedere con i propri occhi l’ultima di queste meraviglie.




LA PICCOLA VENEZIA

Siete appena usciti dalla trattoria del Biassonot, in via Piella. In bocca avete ancora il sapore speziato delle tagliatelle al ragù e già in voi alberga la voglia di fare due passi, per sgranchirvi le gambe e aiutare la digestione.


Ebbene, la cosa migliore che potete fare è dirigervi verso il civico numero 16 e da lì affacciarvi alla timida finestrella che domina… un canale. Avete sentito bene: nei sotterranei di Bologna scorrono diversi fiumiciattoli il cui corso era utilizzato, nei tempi antichi, come forza motrice per i mulini. Ed è così che in via Piella viene per un attimo alla luce il canale delle Moline, che rende questo scorcio l’angolo di una piccola Venezia.




GRAFFITI D’ALTRI TEMPI

Il secondo punto d’interesse riguarda invece la Torre degli Scappi, la cui costruzione fu iniziata addirittura nel 1220. Sotto a questa torre gentilizia, sulla volta del Canton de’ Fiori, è possibile leggere una particolare iscrizione in latino che recita: “panis vita, canabis protectio, vinum laetita” e tradotta nella nostra lingua significa più o meno: “Il pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è gioia”, a testimonianza della grande importanza commerciale che aveva la coltivazione della canapa per la città di Bologna, nei tempi antichi.

PUNTI DI VISTA

Una volta arrivati presso piazza Maggiore, potete riprendere fiato dinanzi alla fontana del Nettuno, costruita nel 1565 dallo scultore fiammingo Giambologna.

La particolarità che contraddistingue quest’opera varia a seconda del punto di vista da cui la osservate. Vista di fronte, per esempio, appare come una splendida fontana monumentale. Ma vista dall’ingresso della Sala Borsa (dove troverete anche un apposito segnaposto) la statua acquista improvvisamente… più vigore!

Resta a voi scoprire, con i vostri occhi, di cosa si tratta…

CONFESSIONI PRIVATE

Dopo la Torre degli Scappi, è ancora il momento di visitare un altro edificio storico. In questo caso si tratta del Palazzo del Podestà, sempre in piazza Maggiore.

L’edificio fu eretto nel 1200 circa come sede per le funzioni pubbliche del podestà. E pare che sotto alle ampie volte della torre d’Arengo i suoni si trasmettano da un angolo all’altro, come per magia. Ancora una volta, il consiglio è quello spassionato di “provare per credere”… e rimanere sbalorditi.

QUESTIONE DI MIRA...

…Quella di cui erano probabilmente sprovvisti i tre briganti, protagonisti dell’omonima leggenda. La storia vuole che questi tre banditi si trovassero sotto al portico in legno di Via Santo Stefano per togliere di mezzo un signorotto locale.

E sempre secondo la leggenda, pare che al momento di scoccare le frecce si affacciò alla finestra una fanciulla ignuda, che li fece distrarre dal loro bersaglio principale. Ancora oggi si possono osservare le tre frecce conficcate nel portico… a patto di aguzzare la vista e non demordere dinanzi alla prima difficoltà.

 

IL VASO DEGLI ASINELLI

La Torre degli Asinelli, uno dei simboli del capoluogo romagnolo, contiene in cima alla sua scalinata il penultimo segreto di questa emozionante caccia al tesoro.

Una volta raggiunta la sommità e dopo esservi goduti la vista mozzafiato che si ammira da quella posizione, noterete appunto un vaso rotto, che ancora oggi simboleggia la capacità dimostrata da Bolgona, nell’arco della sua illustre storia, di risolvere i conflitti.

ALLA FONTE DELLA CONOSCENZA

L’ultima tappa, prima di approfittare dei locali di via Zamboni per un provvidenziale aperitivo, riguarda un nuova iscrizione, incisa sul tavolo della sede universitaria.

La scritta recita “panum reis” e indica, nella suo significato originario, la conoscenza come fonte di ogni decisione. Vero o no, sembra quasi un premio al percorso affrontato fin qui.

A testimonianza che da Bologna andrete via con un cestino pieno di storie. E col cuore spezzato, come quando si dice “arrivederci” a un’amante che ci ha stupito e fatto innamorare.

 

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