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Una notte sui Navigli

C’era una volta un tempo in cui Milano era una città d’acqua. Sembra incredibile pensarci ancora oggi, con i viali trafficati e i grattacieli che ormai contraddistinguono il profilo della città, sempre più proiettata nel futuro. Eppure, i navigli erano e rimangono un capolavoro di ingegneria su cui è presente anche la firma del genio Leonardo da Vinci.

Di cosa stiamo parlando, innanzitutto. Stiamo parlando di un sistema di canali navigabili progettato per mettere in comunicazione il Lago Maggiore, il Lago di Como e il Ticino con il fiume Po e destinazione finale il mare Adriatico, nel sogno di creare una grande “autostrada acquatica” in cui Milano potesse occupare un posto di crocevia fondamentale in ambito italiano e europeo.



Da tempo si parla di una riapertura dei Navigli e soltanto l’idea sembra risvegliare una certa nostalgia nei cittadini di Milano che sono cresciuti coi racconti dei nonni su quando la città era ancora attraversata dai canali. C’è da riscontrare, però, che che queste parole non sono ancora diventate realtà e ancora non è dato sapere se i navigli torneranno a esistere ancora una volta. Per ora, il più grande intervento è stato quello di ammodernamento della Darsena, luogo che oggi è frequentato da giovani e turisti in vena di una passeggiata o alla ricerca di un buon aperitivo.

Oggi, nel momento in cui leggerete questo articolo, la verità incontestabile è che la zona dei Navigli di Milano è una delle più movimentate e apprezzate quando si parla di movida e vita notturna. Sono tanti i locali in cui è possibile consumare un ottimo aperitivo, gustare un cocktail eseguito nel migliore dei modi e spizzicare golosità che solo a guardarle sono in grado di farci venire l’acquolina in bocca per la fame.



Nome Omen, il locale chiamato Movida è uno dei grandi punti di ritrovo sui Navigli. Raffinato e ricercato al tempo stesso, possiede un dehor di indubbio fascino e un aperitivo ricco, in grado di saziare anche il cliente più esigente. Lo segue a ruota, quando parliamo di qualità, anche la famosissima Sacrestia, soprannominata la Farmacia Alcolica, vicino alla Conchetta. Un luogo mitico, in cui tutte le bevande alcoliche possiedono nomi di medicinali, per solleticare la fantasia e il divertimento.

Vista Darsena è uno dei locali più in voga, che permette di fare un indimenticabile aperitivo con un invidiabile panorama sullo specchio d’acqua dei navigli, senza contare le prelibatezze cucinate dallo staff che ben si amalgamano con l’atmosfera unica del posto. Vale la pena di emozionare anche Luca e Andrea sul Naviglio Grande, che in tutti questi anni ha saputo conquistarsi la fiducia di una clientela sempre più ampia, sia per la qualità degli aperitivi che per le proposte di cena in ambito serale. Altissimo livello in entrambi i casi, senza neanche voler esagerare.



Se parliamo di storia, in Ripa di Porta Ticinese si trova il Rebelot, un po’ nascosto a sempre sul pezzo quando si parla di drink preparati come vuole la tradizione. Sì, perché sono tanti i nuovi sui navigli in cui si respira la storia della città. Non c’è altra location in tutta Milano in cui l’incontro tra presente e passato appare così evidente. D'altronde non esistono altre opere, tranne forse il Duomo, a sua volta legato ai navigli, che abbiano plasmato così profondamente e in maniera radicata l’immagine di Milano nella memoria collettiva.

Tornando ai navigli, l’attività di costruzione ha avuto inizio nel XII secolo e termine nel XIX secolo. I Navigli, con la omonima cerchia, hanno fissato nella memoria e nelle vecchie fotografie in bianco e nero un’immagine indelebile e inequivocabile della città. Una metropoli che oltre all’architettura di chiara ispirazione mitteleuropea permetteva ai visitatori di compiere emozionanti passeggiate in riva ai canali artificiali.



Tra i luoghi del cuore, che molti cittadini milanesi si portano ancora dietro, vale la pena di menzionare il Ponte di Corso di Porta Romana o il Ponte delle Sirenette in via Visconti di Modrone oggi spostato all’interno del Parco Sempione. Per non parlare di via Fatebenefratelli, lungo la Cerchia dei Navigli, dove spesso arrivavano le barche cariche di bobine per la redazione del Corriere della Sera, situata lì vicino, a poca distanza, in via Solferino; o ancora il piccolo molo su cui erano soliti appostarsi i pescatori in via Senato per prendere all’amo qualche pesce di fiume.

Sembra impensabile, eppure il passato della città di Milano affonda le radici in storie di questo tipo. Basta ricordarsi che persino Brera, oggi quartiere degli artisti e sede della celebre Pinacoteca, un tempo altro non era che un piccolo isolotto lambito dalle acque dei Navigli.



La storia dei Navigli è intimamente legata a quella della costruzione della Basilica del Duomo. Gian Galeazzo Visconti, al tempo a capo del Ducato di Milano, ne ordinò la costruzione nel 1386. La struttura venne interamente ricoperta di marmo di Candoglia, proveniente dalle cave poste sulla sponda occidentale del Lago Maggiore. Il naviglio grande venne quindi utilizzato come principale canale per trasportare il marmo dal lago fino in centro città, dove fu resa navigabile una fossa che prese successivamente il nome di laghetto di Santo Stefano. Ecco, adesso le avete sentite proprio tutte. Davanti al Duomo, avete capito, bene, c’era un laghetto.

Il naviglio pavese, invece, nacque dall’esigenza della città di essere collegata al mare. La vecchia tranvia Milano-Pavia, che fu attiva fino al 1936, seguiva esattamente in parallelo il percorso del Naviglio Pavese. La Darsena, costruita sotto ai resti delle antiche mura spagnole, divenne un porto merci tra i più attivi al mondo e contribuì a fare della città di Milano un luogo fiorente in merito all’industria, al commercio e al trasporto.



La storia dei Navigli giunse al termine verso la fine dell’Ottocento. Il primo piano regolatore della città, che portava la firma di Cesare Beruto, stabilì che i navigli dovessero essere interrati. In città gli spostamenti divennero più facili, ma la scomparsa dell’acqua nel centro storico fu un duro colpo per tutti coloro che negli anni si erano abituati a immaginare Milano come una città d’acqua. Un’immagine, quasi pittorica, che forse un giorno tornerà a splendere se l’amministrazione comunale dovesse decidere di riportare alla luce quei canali interrati che tante speranze e sogni sembrano accendere.

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